Intervistista a Giorgio Melazzi

Ecco per tutti voi l’occasione per conoscere Giorgio Melazzi, il Master Chief italiano!

Giorgio ci ha concesso gentilmente quest’intervista nella quale troverete domande e

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risposte, riguardo la sua esperienza lavorativa e i rapporti che ha con il mondo di Halo.

Bando alle ciance, passiamo all’intervista!

1) Come hai deciso di intraprendere la carriera di doppiatore e cosa si prova doppiando un personaggio e sapere di doppiare alcuni dei personaggi più amati dalle persone?

Lavoravo da tempo in teatro e le attività correlate, come la radio, la TV e il doppiaggio, arrivarono come naturale complemento: ti vedevano in scena e, se apprezzavano il tuo lavoro, ti proponevano altri progetti, tutto qui.

L’avvento delle TV commerciali, con le loro esigenze di programmazione, intensificò poi l’attività di doppiatore, ma il teatro rimase sempre al centro della mia professione e delle mie attenzioni creative. Nel corso del tempo, per mia fortuna, mi è accaduto spesso di doppiare attori celebri o popolari serie TV o, più recentemente, videogiochi di successo; ma la soddisfazione per un buon lavoro e l’emozione per un’interpretazione che ti ha in qualche modo coinvolto sono un fatto intimo, che poco o nulla hanno a che vedere con la popolarità. Certo, fa piacere vedere apprezzato il tuo lavoro, ma il giudizio che più conta resta il tuo: la tua perizia professionale o il tuo talento, in buona sostanza, dev’essere qualcosa di consapevole e di “onesto”: occorre riconoscere i sentimenti che scorrono in quel personaggio e bisogna ricrearli, non imitarli, lealmente, attimo per attimo, evitando tradimenti e vanità fuori luogo.

2) Hai mai pensato di interpretare uno dei personaggi da te doppiati? Se si, quale?

Doppiare un grande attore conduce fatalmente ad approfondirne la conoscenza ed è qualcosa che può arricchirti. Ma i personaggi che attraggono un attore e ne stimolano la fantasia li incontri dovunque, anche in treno, al ristorante e in spiaggia.

3) In quale dei doppiaggi in cui ti sei cimentato ti sei sentito più immerso e “impegnato”?

L’impegno è sempre assoluto: una dedizione senza limiti, indipendentemente da chi ti tocca doppiare. Poi, ovviamente, per la qualità dell’attore o del film, ci sono occasioni che emozionano più o meno. Il paradosso è che risulta più facile doppiare un grande attore piuttosto che un cane, proprio perché è il suo spessore ad offrirti più chiaramente i sentimenti da ricreare.

Mi sarebbe piaciuto doppiare Marlon Brando e James Dean, che invito tutti a conoscere in lingua originale. Per quanto sin qui mi è accaduto, per soddisfare con un paio di esempi la tua domanda, sono rimasto incantato dalla bravura di Robert Redford e mi ha emozionato dare la voce a Max Payne.

4) Hai mai imparato qualcosa da uno dei personaggi che hai doppiato?

Sembrerà una banalità ma si impara sempre, anche solo facendo tesoro di limiti ed errori.

5) Cosa provi a risentire un personaggio da te doppiato?

E’ il risultato del tuo lavoro ed è fatale giudicarlo. A volte ritrovi emozioni in qualche modo vissute ed è una sensazione che conta.

6) Senti di aver davvero dato qualcosa oltre alla voce ad uno dei tuoi personaggi? La voce è effettivamente un riflesso delle nostre emozioni, quindi credi di avere mai dato ad un personaggio le tue emozioni?

Occorre dare sempre il meglio di se stesso per ricreare con la tua autenticità le emozioni originali, con uguale intensità: il doppiaggio, come dicevo, non è semplice imitazione di un’originale; ed è dunque fatale che, per svolgerlo nel migliore dei modi, è indispensabile mettere in gioco anche la propria sensibilità.

7) Ricollegandosi alla domanda precedente, come fai a dare voce alle emozioni di un personaggio? Come fai ad esprimere, con la voce, una certa emozione in un certo modo?

E’ il classico esercizio spirituale dell’attore. In teatro si studia e si prova per settimane alla ricerca di quell’anima da assumere e da rappresentare come propria in scena; nel doppiaggio occorre arrivare allo stesso risultato nell’immediato, scena dopo scena, e in poche ore, e dunque il rischio di superficialità e tradimenti è assai più elevato.

Passiamo a domande un po’ più specifiche:

8) Ti sei mai interessato all’universo di Halo? Leggendo libri o magari giocando uno dei videogiochi? Se si, cosa ne pensi?

Ci giocano i miei figli. Ci giocassi io, che sbaglio gol a porta vuota con FIFA, morirei al primo sparo. Quanto a quel mondo, trovo molto interessante la contaminazione tra miti classici e scenari futuribili, con ampio spazio per dibattiti di ogni genere: l’interesse di tanti giovani per questo genere di avventure appare quasi un’esigenza di misurare la propria anima di fronte all’assoluto di un’emergenza planetaria e di una fine che in qualche modo effettivamente incombe su di noi.

9) Credi che il personaggio di Master Chief rispecchi un po’ la tua personalità?

Mi piacciono la sua anima fiera e la sua intensità da eroe.

Personalmente, in quelle situazioni, proverei a risolvere ogni conflitto con illuminata diplomazia ma, ahimè, il gioco non avrebbe sviluppi altrettanto spettacolari e coinvolgenti; dunque, dovendo combattere, tanto vale farlo a regola d’arte e senza mezze misure, dando l’anima e comportandosi da eroe, auspicabilmente per una giusta causa.

10) Sei ormai un punto cardine di questa saga per gli utenti italiani, un Halo senza Giorgio Melazzi è come una pizza margherita senza pomodoro. Ma tu, cosa provi ogni volta che vieni a sapere di dover doppiare il personaggio di Master Chief?

Avverto la responsabilità di dover essere un pomodoro all’altezza e provo l’emozione di finire su una pizza che piacerà a molti.

 

L’intervista finisce qui!

Noi di Halo World teniamo a ringraziare vivamente Giorgio per la sua disponibilità e professionalità. Presto arriveranno altre interviste, ma ogni cosa a suo tempo!

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